La cattiva scuola etichetta l’emotività e la fragilità

La cattiva scuola etichetta l’emotività e la fragilità

Sei troppo emotiv*” “Se non impari a essere meno emotivo, meno sensibile la gente ti metterà i piedi in testa” “ Signora, suo figli* è troppo sensibile, è fragile e in difficoltà!” No, no e ancora no. Queste sono solo alcune delle frasi che tutti i giorni, purtroppo, vagano nei corridoi scolastici, si lanciano come fossero un sacco del pattume durante i colloqui con le famiglie via Meet. Queste sono solo alcune delle frasi che, mattone dopo mattone costruiscono quella che io chiamo la cattiva scuola. Armiamoci quindi di pazienza e pensieri inclusivi che è ora di demolirla questa scuola fatta di parole pesanti, ignoranza e tanta tanta superficialità.

A parole tutto molto bello ma nella vita pratica, quotidiana come si fa? Bene, se volete la risposta dell’Elisa a sangue caldissimo eccovi serviti: “Sei troppo emotiv*”“ e ne vado fiera/o” “Se non impari a essere meno emotivo, meno sensibile la gente ti metterà i piedi in testa”“ tu quando impari a farti i fatti tuoi? Non ho chiesto la tua opinione” “ Signora, suo figli* è troppo sensibile, è fragile e in difficoltà”- “ e tu sei solo una grandissima testa di c***zo!” Però forse non è il caso che dite? Proviamo allora a dare tre risposte costruttive che vi siano utili e che soprattutto non inneschino risse:

1- Essere emotivi nella società d’oggi è un valore aggiunto:

E’ vero, l’emotività è un bagaglio faticoso da trasportare. Fisicamente e psicologicamente. Ma quanta soddisfazione che si prova, una volta che ne si capisce il valore. Gli errori banali commessi da chi affronta questa tematica con superficialità non svaniscono per magia, con il passare del tempo. Si accumulano e formano piccolo traumi che rimangono per tutta la vita nel percorso personale di ognuno di noi. Non fanno bene, ci limitano ci frenano, ci impediscono di essere noi stessi al 100% se non riusciamo a lavorarci su e a trasformarli in cose positive. Preservare quindi le persone emotive dovrebbe essere un argomento degno di un decreto, come quello che tutela gli animali in via d’estinzione perché è di questo che stiamo parlando: persone, bambini e ragazzi che vivono tutto ciò che li circonda in maniera totalizzante. Non sono piagnoni, ne esagerati. Non hanno bisogno del giudizio di nessuno, ma hanno bisogno della comprensione di tutti noi. Sono una specie rara, in via d’estinzione, appiattita e minacciata da un qualunquismo menefreghista globale.

2- Essere emotivi non vuol dire essere stupidi:

La gente che non ha rispetto del prossimo e senso civico proverà a mettere i piedi in testa alle persone emotive, alle minoranze, alle voci fuori coro e alle persone fragili. E’ così da sempre, provate a fare un salto nella storia. Come dicevamo prima però, nel bel mezzo del 2021, anno nefasto e anno maestro, è ora di cambiare atteggiamento. Nei confronti del pianeta, della vita e degli esseri umani. Se io, persona emotiva, non ho strumenti per poter impedire che gli altri mi mettano i piedi in testa, allora reagisci tu per me, forniscimeli, difendimi…e alla prima occasione, avendo fatto tesoro di quanto ho visto, saprò come agire. Dammi il buon esempio e non pensare mai che io non agisca perché non vedo, non sento, non arrivo.

3- La fragilità è un’altra cosa, pensiamole bene le parole che diciamo

La fragilità è quella condizione psico-fisica, sociale o culturale che temporaneamente o in maniera permanente coinvolge una persona e il suo nucleo. Perchè? Perchè probabilmente l’ambiente che ci circonda è compromesso. Non sottovalutiamo e non ingigantiamo mai la situazione, cerchiamo di essere oggettivi e comprendere le motivazioni che stanno alla base di questa condizione. Essere fragili non vuol dire essere malati ne impossibilitati a fare qualcosa perché con i giusti strumenti e le giuste strategie si può fare tutto. Ci possiamo sentire spaventati e smarriti se non sappiamo gestire la cosa quando capita proprio a nostro/a figlia, ed è normale. Non bisogna scoraggiarsi, la soluzione c’è sempre. Capita a tutti di avere dei momenti dove siamo più esposti e più vulnerabili rispetto ad altri ed è proprio qui che l’empatia gioca un ruolo fondamentale. Cerchiamo di metterci sempre nei panni dell’altro, se riteniamo che sia necessario un intervento chiediamo aiuto ma non etichettiamo. Perché l’etichetta della fragilità non si scolla di dosso nemmeno se la gratti con il coltello. E’ permanente, indelebile. Una sorta di marchio di fabbrica che viene cucito addosso senza motivo.


La cattiva scuola è anche questo ma insieme possiamo invertire la rotta. Educhiamo noi stessi e i nostri ragazzi al cambiamento con esempi quotidiani di sensibilità e accoglienza. Semplice no?

Quante volte ti sei trovata/o in questa situazione? Come ti senti a riguardo? Scrivimi QUI, avrei piacere di sapere come la pensi.

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